mercoledì 23 luglio 2008

Principi Attivi:si avvicina la scadenza

Principi Attivi è la nuova idea di Bollenti Spiriti, realizzata dall'Assessorato alla Trasparenza e Cittadinanza Attiva.
Lo scopo di Principi Attivi è promuovere la capacità progettuale, creativa e di intrapresa dei giovani pugliesi attraverso la concessione di contributi per la realizzazione/sperimentazione di idee innovative.
Principi Attivi si propone di valorizzare le energie e i talenti dei giovani pugliesi come risorsa per lo sviluppo sociale, economico e territoriale della Puglia, in coerenza con la strategia indicata dal Documento Strategico Regionale. L’obiettivo è duplice:

  • verso i giovani: dare responsabilità, occasioni di apprendimento e di attivazione diretta;
  • verso la comunità regionale: dare un iniezione di energia e innovazione al sistema sociale ed economico pugliese.


Principi Attivi supporta la realizzazione di:
A. Idee per la tutela e la valorizzazione del territorio (es: sviluppo sostenibile, turismo, sviluppo urbano e rurale, tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale ed artistico etc.);

B. Idee a vocazione imprenditoriale con particolare riferimento allo sviluppo dell’economia della conoscenza e dell’innovazione (es. innovazioni di prodotto e di processo, media e comunicazione, nuove tecnologie etc.);

C. Idee per l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva(es. qualità della vita, disabilità, antirazzismo, migranti, sport, pari opportunità, apprendimento, accesso al lavoro, impegno civile, legalità etc.).

I progetti finanziati potranno avere una durata massima di 12 mesi. Potranno presentare progetti tutti i giovani cittadini, italiani e stranieri residenti in Puglia, di età compresa tra i 18 e i 32 anni, organizzati in gruppi di lavoro informali composti da un minimo di 2 persone. In caso di approvazione del progetto, i gruppi informali si impegnano a costituirsi in un nuovo soggetto giuridico a propria scelta (associazione, cooperativa, impresa etc.). Non potranno presentare progetti le organizzazioni costituite prima della presentazione della domanda. Il contributo massimo ammissibile per ciascuna proposta progettuale sarà di 25.000 Euro. Sarà possibile presentare progetti fino al 31 luglio 2008. Il bando è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 85 del 29/05/2008.

Scarica la documentazione per candidarsi:

Scarica il Bando di concorso [ Principi Attivi - Bando (153.77 kB)]

Scarica il formulario di candidatura [ Principi Attivi - Formulario (1.02 MB)]

Scarica le linee guida per l'ammissibilità delle spese [ Principi Attivi - Linee Guida (178.73 kB)]

Per maggiori informazioni consulta http://bollentispiriti.regione.puglia.it/index.php

domenica 20 luglio 2008

GLI INCIUCI VENGONO DA LONTANO!!VELTRUSCONI...

Ascoltate un pò cosa abbiamo scoperto con l'aiuto del grande Funari (pace all'anima sua), non facciamoci prendere per il culo da questi grandi manovratori (Berlusconi e Veltroni) dobbiamo mandarli a fa..




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"ECO-BALLE", POCO ECO TUTTE BALLE!!

LETTERA AGLI AMICI di padre Alex Zanotelli - Napoli, 12 luglio 2008
“ E’ AL COLMO LA FECCIA”
Carissimi,
è con la rabbia in corpo che vi scrivo questa lettera dai bassi di Napoli, dal Rione Sanità
nel cuore di quest’estate infuocata. La mia è una rabbia lacerante perché oggi la Menzogna è
diventata la Verità. Il mio lamento è così ben espresso da un credente ebreo nel Salmo 12
“ Solo falsità l’uno all’altro si dicono:
bocche piene di menzogna,
tutti a nascondere ciò che tramano in cuore.
Come rettili strisciano,
e i più vili emergono,
è al colmo la feccia.”
Quando ,dopo Korogocho, ho scelto di vivere a Napoli , non avrei mai pensato che mi sarei trovato
a vivere le stesse lotte. Sono passato dalla discarica di Nairobi, a fianco della baraccopoli di
Korogocho alle lotte di Napoli contro le discariche e gli inceneritori.Sono convinto che Napoli è
solo la punta dell’iceberg di un problema che ci sommerge tutti.Infatti, se a questo mondo, gli oltre
sei miliardi di esseri umani vivessero come viviamo noi ricchi (l’11% del mondo consuma l’88%
delle risorse del pianeta!) avremmo bisogno di altri quattro pianeti come risorse e di altro quattro
come discariche ove buttare i nostri rifiuti. I poveri di Korogocho, che vivono sulla discarica, mi
hanno insegnato a riciclare tutto , a riusare tutto, a riparare tutto, a rivendere tutto, ma soprattutto a
vivere con sobrietà.
E’ stata una grande lezione che mi aiuta oggi a leggere la situazione dei rifiuti a Napoli e in
Campania, regione ridotta da vent’anni a sversatoio nazionale dei rifiuti tossici.Infatti esponenti
della camorra in combutta con logge massoniche coperte e politici locali, avevano deciso nel 1989
,nel ristorante “La Taverna” di Villaricca”, di sversare i rifiuti tossici in Campania.Questo perché
diventava sempre più difficile seppellire i nostri rifiuti in Somalia. Migliaia di Tir sono arrivati da
ogni parte di Italia carichi di rifiuti tossici e sono stati sepolti dalla camorra nel Triangolo della
morte (Acerra-Nola- Marigliano), nelle Terre dei fuochi (Nord di Napoli) e nelle campagne del
Casertano. Questi rifiuti tossici “bombardano” oggi ,in particolare i neonati, con diossine,
nanoparticelle che producono tumori, malformazioni , leucemie……
Il documentario Biutiful Cauntri esprime bene quanto vi racconto .
A cui bisogna aggiungere il disastro della politica ormai subordinata ai potentati economicifinanziari.
Infatti questa regione è stata gestita dal 1994 da 10 commissari straordinari per i
rifiuti,scelti dai vari governi nazionali che si sono succeduti.(E’ sempre più chiaro, per me,
l’intreccio fra politica, potentati economici-finanziari, camorra, logge massoniche coperte e servizi
segreti!). In 15 anni i commissari straordinari hanno speso oltre due miliardi di euro, per produrre
oltre sette milioni di tonnellate di “ecoballe”, che di eco non hanno proprio nulla : sono rifiuti tal
quale, avvolti in plastica che non si possono nè incenerire ( la Campania è già un disastro
ecologico!) né seppellire perché inquinerebbero le falde acquifere. Buona parte di queste ecoballe,
accatastate fuori la città di Giugliano, infestano con il loro percolato quelle splendide campagne
denominate “Taverna del re “.
E così siamo giunti al disastro! Oggi la Campania ha raggiunto gli stessi livelli di tumore del Nord-
Est, che però ha fabbriche e lavoro.Noi, senza fabbriche e senza lavoro, per i rifiuti siamo
condannati alla stessa sorte. Il nostro non è un disastro ecologico -lo dico con rabbia- ma un crimine
ecologico, frutto di decisioni politiche che coprono enormi interessi finanziari. Ne è prova il fatto
che Prodi, a governo scaduto, abbia firmato due ordinanze:una che permetteva di bruciare le
ecoballe di Giugliano nell’inceneritore di Acerra, l’altra che permetteva di dare il Cip 6 (la bolletta
che paghiamo all’Enel per le energie rinnovabili) ai 3 inceneritori della Campania che “trasformano
la merda in oro -come dice Guido Viale- Quanto più merda, tanto più oro!”
Ulteriore rabbia quando il governo Berlusconi ha firmato il nuovo decreto n.90 sui rifiuti in
Campania. Berlusconi ci impone, con la forza militare, di costruire 10 discariche e quattro
inceneritori. Se i 4 inceneritori funzionassero, la Campania dovrebbe importare rifiuti da altrove per
farli funzionare. Da solo l’inceneritore di Acerra potrebbe bruciare 800.000 tonnellate all’anno! E’
chiaro allora che non si vuole fare la raccolta differenziata, perché se venisse fatta seriamente (al 70
%), non ci sarebbe bisogno di quegli inceneritori. E’ da 14 anni che non c’è volontà politica di fare
la raccolta differenziata. Non sono i napoletani che non la vogliono, ma i politici che la ostacolano
perché devono ubbidire ai potentati economici-finanziari promotori degli inceneritori. E tutto questo
ci viene imposto con la forza militare vietando ogni resistenza o dissenso, pena la prigione. Le
conseguenze di questo decreto per la Campania sono devastanti. ”Se tutti i cittadini hanno pari
dignità sociale e sono uguali davanti alla legge (articolo 3 della Costituzione), i Campani saranno
meno uguali, avranno meno dignità sociale-così afferma un recente Appello ai Parlamentari
Campani Ciò che è definito “tossico” altrove, anche sulla base normativa comunitaria, in Campania
non lo è; ciò che altrove è considerato “pericoloso”qui non lo sarà. Le regole di tutela ambientale e
salvaguardia e controllo sanitario, qui non saranno in vigore. La polizia giudiziaria e la
magistratura in tema di repressione di violazioni della normativa sui rifiuti , hanno meno poteri che
nel resto d’Italia e i nuovi tribunali speciali per la loro smisurata competenza e novità, non saranno
in grado di tutelare, come altrove accade, i diritti dei Campani”.
Davanti a tutto questo, ho diritto ad indignarmi. Per me è una questione etica e morale. Ci devo
essere come prete, come missionario. Se lotto contro l’aborto e l’eutanasia, devo esserci nella lotta
su tutto questo che costituisce una grande minaccia alla salute dei cittadini campani. Il decreto
Berlusconi straccia il diritto alla salute dei cittadini Campani.
Per questo sono andato con tanta indignazione in corpo all’inceneritore di Acerra, a contestare la
conferenza stampa di Berlusconi, organizzata nel cuore del Mostro, come lo chiama la gente.
Eravamo pochi, forse un centinaio di persone. (La gente di Acerra, dopo le botte del 29 agosto 2004
da parte delle forze dell’ordine,è terrorizzata e ha paura di scendere in campo). Abbiamo tentato di
dire il nostro no a quanto stava accadendo.Abbiamo distribuito alla stampa i volantini :”Lutto
cittadino.La democrazia è morta ad Acerra.Ne danno il triste annuncio il presidente Berlusconi e il
sottosegretario Bertolaso.” Nella conferenza stampa ( non ci è stato permesso parteciparvi!)
Berlusconi ha chiesto scusa alla Fibe per tutto quello che ha “subito” per costruire l’inceneritore ad
Acerra!(Ricordo che la Fibe è sotto processo oggi!).Uno schiaffo ai giudici! Bertolaso ha
annunciato che aveva firmato il giorno prima l’ordinanza con la Fibe perché finisse i lavori! Poi ha
annunciato che avrebbe scelto con trattativa privata, una delle tre o quattro ditte italiane e una
straniera, a gestire i rifiuti.Quella italiana sarà quasi certamente la A2A ( la multiservizi di Brescia e
Milano) e quella straniera è la Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua e la seconda al
mondo per i rifiuti. Sarà quasi certamente Veolia a papparsi il bocconcino e così, dopo i rifiuti , si
papperà anche l’acqua di Napoli.Che vergogna! E’ la stravittoria dei potentati economici-finanziari,
il cui unico scopo è fare soldi in barba a tutti noi che diventiamo le nuove cavie. Sono infatti
convinto che la Campania è diventata oggi un ottimo esempio di quello che la Naomi Klein nel suo
libro Shock Economy, chiama appunto l’economia di shock! Lì dove c’è emergenza grave viene
permesso ai potentati economico-finanziari di fare cose che non potrebbero fare in circostanze
normali. Se funziona in Campania, lo si ripeterà altrove. (New Orleans dopo Katrina insegna!).
E per farci digerire questa pillola amara, O’ Sistema ci invierà un migliaio di volontari per aiutare
gli imbecilli dei napoletani a fare la raccolta differenziata, un migliaio di alpini per sostenere
l’operazione e trecento psicologi per oleare questa operazione!! Ma a che punto siamo arrivati in
questo paese!?! Mi indigno profondamente! E proclamo la mia solidarietà a questo popolo
massacrato! “Padre Alex e i suoi fratelli “ era scritto in una fotografia apparsa su Tempi (inserto di
La Repubblica). Sì, sono fiero di essere a Napoli in questo momento così tragico con i miei
fratelli(e sorelle) di Savignano Irpino,espropriati del loro terreno seminato a novembre , con i miei
fratelli di Chiaiano, costretti ad accedere nelle proprie abitazioni con un pass perchè sotto
sorveglianza militare .
Per questo, con i comitati come Allarme rifiuti tossici, con le reti come Lilliput e con tanti gruppi,
continueremo a resistere in Campania. Non ci arrenderemo.Vi chiedo di condividere questa rabbia,
questa collera contro un Sistema economico-finanziario che ammazza ed uccide non solo i poveri
del Sud del mondo, ma anche i poveri nel cuore dell’Impero. Trovo conforto nelle parole del grande
resistente contro Hitler, il pastore luterano danese, Kaj Munk ucciso dai nazisti nel 1944 .”Qual è
dunque il compito del predicatore oggi ?Dovrei rispondere: fede, speranza e carità. Sembra una
bella risposta. Ma vorrei dire piuttosto :coraggio. Ma no, neppure questo è abbastanza
provocatorio per costituire l’intera verità... Il nostro compito oggi è la temerarietà..Perchè ciò di
cui come Chiesa manchiamo non è certamente né di psicologia né di letteratura.Quello che a noi
manca è una santa collera”.
Davanti alla Menzogna che furoreggia in questa regione campana, non ci resta che una santa
collera. Una collera che vorrei vedere nei miei concittadini, ma anche nella mia Chiesa.. “I simboli
della Chiesa Cristiana sono sempre stati il leone, l’agnello, la colomba e il pesce -diceva sempre
Kaj Munk- mai il camaleonte”.
Vi scrivo questo al ritorno della manifestazione tenutasi nelle strade di Chiaiano, contro
l’occupazione militare della cava. Invece di aspettare il giudizio dei tecnici sull’idoneità della cava,
Bertolaso ha inviato l’esercito per occuparla. La gente di Chiaiano si sente raggirata, abbandonata e
tradita .
Non abbandonateci. E’ questione di vita o di morte per tutti. E’ con tanta rabbia che ve lo scrivo.
Resistiamo!
Alex Zanotelli

domenica 22 giugno 2008

Prove tecniche di fascismo 2

Nessuno mi può giudicare

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Il blog di Beppe Grillo pubblica la lettera ufficiale, tenuta finora segreta, inviata da Berlusconi al suo portalettere Schifani. Uno scoop. Testa d’Asfalto e il Suo Riporto hanno poi concordato un testo per il Senato che avrebbe fatto impallidire Ceaucescu.

“Caro Presidente,
come Le è noto stamane i relatori senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto ‘decreto sicurezza’ un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale. Le voglio sottolineare che i processi che mi riguardano non sono né urgenti, né destano alcun allarme sociale. Se così fosse i cittadini italiani non mi avrebbero eletto, altrimenti sarebbero dei fessi come in effetti sono. In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell'Autorità Giudiziaria ai reati più recenti anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato.
La materia mi è ampiamente nota e ha mia approvazione disinteressata, lo posso testimoniare da prescritto a conoscenza dei fatti.
Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e non di quelli che riguardano la mia alta carica e nel frattempo al governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali, eliminando la cronaca giudiziaria, incarcerando i giornalisti e, come extrema ratio per l’imputato, nel caso si tratti di Silvio Berlusconi, di ricusare i giudici.
I miei legali, che ho fatto eleggere per la mia necessaria protezione in Parlamento, mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi (lo giuro sui miei figli, sono sempre stato all’oscuro dell’esistenza di questo Mills) che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Lo dico a lei, in privato, sono i soliti comunisti di merda. Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell'ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch'esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria. Sono innocente, Craxi è morto innocente, non sono stato iscritto alla P2, la tessera 1816 era intestata a un mio omonimo massone, piduista, golpista e puttaniere.
Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il governo che ho avuto l'onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto, come qualche milione di italiani che sto intimidendo con i militari, di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l'altro oggi si troverebbe a poter disapplicare.
Quindi, ancora una volta, secondo l'opposizione l'emendamento presentato dai due relatori della cui fedeltà sono certo, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perchè si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto. Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale. Infatti la si può riscontrare solo nella Russia del mio amico Putin che mi ha fornito preziosi suggerimenti su come tacitare Travaglio.
Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, ma che non sono mai riusciti a farmi entrare a San Vittore, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale. In realtà non è così, ma come direbbe il mio ispiratore politico, grande uomo, grande italiano, di cui non voglio assolutamente condividere la fine a Piazzale Loreto, il Cavalier (anche lui!) Benito Mussolini, il mio grido di libertà è: “Me ne frego!”. La informo quindi che ordinerò ai miei impiegati del consiglio dei ministri di esprimere parere favorevole sull'emendamento in oggetto e di presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato anche se è un delinquente. Cinque anni da premier, sette da Presidente della Repubblica sono un lasso di tempo sufficiente per non farmi mai più processare.
Prima della lettura di questa importante missiva batta i tacchi e ordini il “Saluto al nuovo Duce”.”
Baciamo le mani, Silvio Berlusconi.

Berlusconi ci ha tolto la democrazia ed ora ci riporta il fascismo V-Day!

martedì 17 giugno 2008

Non c’è più tempo. V-day, V-day, V-day.

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Topo Gigio Veltroni, il più imbelle leader dell’opposizione che si ricordi, ha finalmente reagito. Lo psiconano introduce la cortina di ferro tra i politici e la giustizia e l’informazione. Taglia in due il Paese, di qua gli impuniti della politica, di là i cittadini. Topo Gigio dichiara allora: “Guai a farci schiacciare su posizioni girotondine”, ma anche: “Non mi pare che ci sia un clima positivo”, e ancora anche: “Troppi strappi, così il dialogo salta”.
Quanti strappi alla Costituzione e alla legge sono necessari perché l’inciucio Veltrusconi salti? Ce lo dica Topo Gigio. Anzi, non dica più nulla, ci risparmi i suoi aggettivi da terzomondista, ma anche berlusconista e si dimetta. Negli Stati Uniti, dopo la serie impressionante di sconfitte che ha subito, Ueltròn farebbe la maschera del cinema a Hollywood.
Lo psiconano ha dichiarato guerra al Paese. Non perché sia cattivo, ma per necessità. La galera non piace a nessuno. Per questo vuole mandarci i giornalisti e i magistrati al suo posto. Il disegno di legge sulle intercettazioni seppellisce in modo definitivo la (poca) informazione libera esistente in Italia. Non potremo più sapere nulla. Nulla. Unipol, Abu Omar, Santa Rita, la centrale di spionaggio di Telecom, Saccà, Parmalat. I processi, diventeranno segreti di Stato. Lo psiconano impedisce con la galera la pubblicazione di ciò che è pubblico. Non solo delle intercettazioni, che di fatto, vengono eliminate. Infatti, tutti gli atti delle indagini preliminari “anche se non sussiste più il segreto” non possono essere divulgate neppure “in modo parziale o per riassunto”. Nessuna intercettazione sotto i 10 anni di pena, nessuna pubblicazione di atti giudiziari pubblici. Questa è la sicurezza del nuovo Governo. I militari per le strade sono un insulto per le forze di Polizia. Lo scopo non è quello di difendere i cittadini, ma di creare un precedente. I militari potranno essere impiegati per le centrali nucleari, gli inceneritori, le nuove basi americane, la Tav in Val di Susa, il Ponte sullo stretto, per l’abolizione della class action Parmalat. Per proteggere i politici come nelle migliori tradizioni sudamericane.
La legge sulle intercettazioni è la pietra tombale sulla democrazia. Io non ci sto. Una legge, fatta per i fuorilegge, che va chiamata, in modo corretto, legge Silvio Berlusconi.
Il prossimo V-Day sarà dedicato a questa legge. Il V3-day sarà sulla Giustizia. Lancerò un referendum per l’abolizione della legge Berlusconi. Chiunque ci stia, associazioni, movimenti, raggruppamenti politici, è benvenuto. E’ arrivata l’ora di contarci. Non c’è più tempo. V-day, V-day, V-day.

domenica 15 giugno 2008

Il blog e la libertà di informazione








Il Blog ha intervistato Antonino Monteleone, giornalista calabrese, dopo il sequestro del suo blog.

"Ciao, mio chiamo Antonino. Ho 23 anni, sono l’organizer del MeetUp di Reggio Calabria e sono un giornalista. Nel 2006 ho aperto un blog, www.antoninomonteleone.it, nel quale spesso e volentieri ho raccontato ed espresso le mie opinioni e valutazioni su fatti e circostanze che ho vissuto per lavoro e riportato dei fatti che sui canali ufficiali non è sempre opportuno riportare. Da venerdì 6 giugno il mio blog è stato posto sotto sequestro: voglio spiegarvi il perché e come si è svolta l’intera vicenda. Subito dopo le elezioni politiche del 2006 decido di pubblicare gli stralci di un documento che durante la campagna elettorale riportava i curricula dei candidati alla Camera e al Senato che sarebbero stati eletti in Calabria perché presenti nelle liste in posizione utile. Parlava di ex consiglieri regionali candidati dopo essersi macchiati di gravi reati contro la pubblica amministrazione: turbativa d’asta, abuso d’ufficio. Ex deputati del centrodestra che passavano al centrosinistra nonostante accuse gravissime come il concorso esterno in associazione mafiosa. Spesso riportavo degli stralci di questo documento, in particolare si trattava quasi sempre di articoli che mettevano assieme pezzi di altri articoli di quotidiani nazionali. Parliamo di Repubblica, dell’Espresso, del Messaggero. Il 9 dicembre del 2006 pubblico un articolo dedicato all’onorevole Giuseppe Galati che all’epoca militava nell’UDC, che nel corso del governo Berlusconi uscito vincente nelle elezioni del maggio 2001 ha ricoperto l’incarico di sottosegretario alle attività produttive. Nel 2003 scoppia lo scandalo della Roma bene, l’operazione “Cleopatra” che porta all’arresto di Serena Grandi, alle indagini sul senatore Colombo. L’onorevole Galati emerge dagli atti del GIP del tribunale di Roma come consumatore abituale di cocaina che gli veniva fornita addirittura all’interno del ministero delle attività produttive di cui era sottosegretario. Scrivo questo articolo il 9 dicembre e il 26 febbraio 2007 ricevo da parte dell’on. Galati una email che era titolata come “Atto di interpello ai sensi dell’art. 7 della legge sulla privacy” con la quale mi chiedeva di indicare quali fossero le fonti dalle quali avevo tratto queste informazioni. Soprattutto mi diceva che avrebbe voluto rettificare alcune parti dell’articolo perché inesatte e incomplete e volte a gettare discredito sulla sua persona. Rispondo a questa email il 9 marzo. Non ho risposto subito perché, sorpreso da questa sua comunicazione, volevo raccogliere in maniera dettagliata tutte le fonti che stavano alla base di quell’articolo. Tra l’altro molti degli articoli di stampa si trovavano nella rassegna presente sul sito della Camera dei Deputati. Rispondo a questa email che ho avuto cura di inoltrare per conoscenza anche al Garante per la privacy. Nella stessa email chiedo all’on. Galati di indicarmi quali parti dell’articolo sarebbero state inesatte, incomplete, non veritiere affinché potessi assolvere a quel dovere di rettifica che la legge sulla stampa impone. Nulla. Il silenzio. Questo passaggio è anche riportato in una sentenza di primo grado per il ricorso ex art. 700, una procedura d’urgenza, che mi viene notificata nel luglio dello stesso anno, il 2007. Una bella mattina arriva l’ufficiale giudiziario che mi notifica questo atto di citazione. Il Galati, dopo non avere risposto alla mia email nella quale sollecitavo l’indicazione delle parti secondo lui diffamanti del mio articolo perché fossero modificate, decide di trascinarmi in tribunale. Prima di presentarmi nell’aula di giustizia difeso dal mio avvocato, che per fortuna è anche un mio amico, l’avv. Creaco, scrivo proprio sul blog che il Galati per l’articolo scritto a dicembre mi aveva querelato e che avrei avuto la prima udienza il primo agosto dello stesso anno, due settimane dopo. L’avvocato del Galati chiederà al giudice di stabilire anche che il fatto di aver dato conto dell’imminenza del giudizio, del calendario delle udienze, costituiva una reiterazione della mia condotta diffamante nei suoi confronti. Fatto sta che, essendo stato presentato un ricorso per la tutela d’urgenza ex articolo 700 del codice di procedura penale, il giudice non ravvisa gli elementi fondanti di questa tutela che sono il periculum in mora e il fumus boni iuris dell’eventuale reato contestato e quindi rigetta questo ricorso e condanna il Galati al rimborso delle spese processuali. Questa sentenza viene appellata dal Galati. Ma entriamo nel merito dei dettagli.

L’articolo era in effetti già presente su diversi quotidiani, come dicevo prima anche la rassegna stampa della Camera dei Deputati raccoglieva ampi stralci dell’orinanza del GIP e di alcune vicende legate al curriculum politico del Galati. In particolare di Diario scrive che “Calabrese, il sottosegretario UDC alle attività produttive Giuseppe Galati, coinvolto ma non indagato nello scandalo della cocaina della Roma bene”. Nell’ordinanza del GIP si legge che “Galati, soprannominato Pino il politico, si rifornisce stabilmente di cocaina dal pusher Martello. Gli acquisti hanno cadenza almeno settimanale e sono effettuati direttamente o tramite Armando De Bonis, suo uomo di fiducia che ha libero accesso alle Attività Produttive”. Poi l’articolo va avanti e, come riportato da me nel blog, dice: “Pino Galati è il leader incontrastato dell’UDC nel catanzarese e soprattutto nella sua Lamezia Terme, cittadina il cui consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2002. Tra gli eletti nel consiglio c’era Giorgio Barresi, del CCD, messo in lista per volere di Galati”. Anche questa affermazione che io riporto da questo articolo sul mio blog verrà contestata dal Galati dicendo che lo Statuto non conferiva a lui direttamente la scelta dei candidati nelle liste e per questo motivo la notizia sarebbe falsa e che io avrei dovuto rimuoverla. Giorgio Barresi viene arrestato per usura il 30 settembre 2002 mentre nel luglio del 2001 era rimasto ferito in un conflitto a fuoco a San Biase sempre vicino a Lamezia. Scrive ancora l’articolo pubblicato su Diario che “tra i motivi alla base dello scioglimento del consiglio comunale di Lamezia Terme, la presenza di consiglieri imparentati con esponenti delle cosche locali”, tra questi Peppino Ruberto dell’UDC, personaggio molto vicino a Galati. Il sindaco di Forza Italia lo ha difeso dicendo che si trattava di parentele del quinto o sesto grado. E’ sicuramente una coincidenza, ma il 26 novembre del 2003 un nutrito gruppo di deputati dell’UDC presenta la proposta di legge numero 4254 volta a rendere più difficile lo scioglimento per infiltrazioni mafiose delle assemblee elettive degli enti locali. Non soltanto: davanti al giudice Galati contesterà anche l’attribuzione del suo autista, rinnegherà anche di averlo mai conosciuto. Ma da dove avevo tratto questa notizia? Da un articolo pubblicato su Repubblica relativo all’inchiesta “Poseidone”, la famosa inchiesta sulla depurazione in Calabria condotta dal PM Luigi De Magistris, che assieme all’inchiesta “Why Not” è stata sottratta al PM catanzarese. Scrivono Attilio Bolzoni e Giuseppe Baldessarro, un giornalista di Reggio Calabria: “alla fine del 2003, alla frontiera in provincia di Como, i finanzieri fermano Nicolino Volpe, uomo dell’entourage del sottosegretario dell’UDC Pino Galati. Era insieme a Roberto Mercuri, l’amministratore delegato della Pianimpianti SPA, società che ha fatto man bassa nella spartizione dei depuratori in Calabria”. Accade questo: il giorno dopo scrive a Repubblica: “Ritengo opportuno smentire la circostanza che il Sig. Volpe farebbe parte dell’entourage dello scrivente, proprio in ragione del significato della parola “entourage”: “Persone frequentate abitualmente o ambiente”, dizionario Garzanti - cita Galati – L’affermazione si rivela assolutamente infondata”. Sempre sotto la stessa smentita, i giornalisti di Repubblica Bolzoni e Baldessarro scrivono in corsivo: “Nicolino Volpe frequenta abitualmente la segreteria e la casa dell’on. Galati a Lamezia Terme. In questo senso è stato definito uomo dell’entourage”. Ma per il giudice questo non basta. Appare quindi forzata la parte della sentenza in cui il giudice afferma una cosa particolarmente strana: nell’accertare la verità putativa dei fatti narrati nell’articolo che ho pubblicato sul blog scrive che sarebbe “offensiva l’affermazione secondo cui l’autista del Galati sarebbe Nicolino Volpe”. “In questo caso non c’è prova della verità del fatto che il Volpe fosse autista del Galati, circostanza apparsa su Internet - nell’articolo da me prodotto – ma espressamente contestata dal Galati nel presente giudizio nel fatto che il medesimo Volpe facesse parte dell’entourage del Galati, circostanza apparsa su Repubblica espressamente smentita dal Galati – scrive la sentenza – e poi riconfermata dai giornalisti del medesimo quotidiano. La medesima notizia la cui corrispondenza a verità non è stata provata dal Monteleone – ma io non potevo provarla in effetti – per come riferita risulta volta unicamente a gettare discredito sulla figura del Galati”. Assieme a questo ci sono altre circostanze: l’on. Galati è riuscito a far assumere la sorella all’interno della Regione Calabria col famoso “Concorsone”. Famoso “concorsone” perché vi parteciparono circa 250 tra parenti e amici dei consiglieri regionali o di esponenti politici di un certo calibro, e tutti risultarono vincenti. In particolare io provo documentalmente il fatto che la sorella del Galati sia stata assunta e in questo senso fa un poco sorridere il fatto che, oltre a rinnegare alcuni amici, oltre a rinnegare il proprio autista, il Galati rinneghi anche la sorella. Scrive il giudice che “quanto, infine, alla notizia che il Galati avrebbe sistemato la sorella alla Regione dalla documentazione prodotta in atti emerge che effettivamente tale Galati Enza è stata assunta. A fronte di ciò, il Galati non ha specificatamente contestato che la propria sorella si chiami Enza, ma si è limitato a sostenere che non vi sarebbe prova certa di un rapporto di parentela con costei”. Dall’UDC passa al PDL e infatti scrive Roberto Galullo sul Corriere della Sera: “Alla Camera il Popolo della Libertà in Calabria schiera due “boss”, politici ovviamente, come Giancarlo Pittelli e Giuseppe Galati, entrambi citati più volte nelle inchieste “Why not” e “Poseidone” avocate a Luigi De Magistris in quanto referenti, secondo l’accusa, del comitato d’affari che in Regione si spartirebbe i fondi pubblici. Entrambi negano il ruolo. Galati fiuta l’aria prima degli altri, ha detto addio all’UDC senza versare una lacrima e ha trasferito armi e bagagli e tutto il gruppo, o quasi, in Forza Italia. Da Why Not la mia posizione è stata stralciata – spiega Galati al Sole 24 ore – e presto anche l’altra inchiesta vedrà archiviata la mia posizione. Non ho nulla da nascondere”. Ma Galullo ricorda una vicenda: “E con l’etica in politica come la mettiamo, visto che cinque anni fa finì in una brutta storia di cocaina e prostitute?” “I Calabresi sanno scegliere – dice tranquillo – e sanno che non c’entro nulla con quelle vicende. Ho lavorato solo per la mia terra”. Questa è la vicenda relativa al merito processuale. Poi cosa succede? Che la causa in sede civile si conclude con un’ordinanza della seconda sezione civile del Tribunale pubblicata l’11 gennaio del 2008 che mi ordina di rimuovere alcune parti. Non capisco perché se non sono diffamatorie, non sono condannato pur tuttavia mi viene ordinato di rimuoverle. Fatto sta che obbedisco a questa ordinanza, modifico l’articolo e pubblico in calce che questo è il frutto delle osservazioni mosse dal tribunale di Reggio Calabria. Nonostante ciò il Galati presenta una querela in sede penale. Il problema sta nel fatto che, se abbiamo visto prima che il 26 febbraio del 2007 mi manda una email che prova il fatto che è venuto a conoscenza dell’articolo di cui chiede una rettifica, da quel momento scattano i termini perché l’azione di querela per diffamazione si prescriva perché sono di 90 giorni. Presentando la querela in sede penale, il PM in fase di indagine preliminare e il GIP successivamente avrebbero dovuto rilevare che questa non poteva essere proposta. Si chiama certezza del Diritto: se io so che dopo 90 giorni nessuno a presentato una querela per un articolo devo poter stare tranquillo e non subire questo tipo di vessazione. Succede che il GIP osserva e scrive nel provvedimento di sequestro che mi è stato notificato ben 4 giorni dopo: “volendo prescindere dalla verità obiettiva dei fatti narrati, fortemente contestata dal denunciante, e pur ritenendo che critica esercitata dal giornalista possa essere sorretta dall’utilità sociale dell’informazione, sembra superato il limite della continenza”. A proposito del limite della continenza proprio la seconda sezione del tribunale scriveva che nonostante il linguaggio piuttosto colorito, questo non potesse essere considerato eccedente il limite della pertinenza. Anche perché i post che riportavano questo documento si intitolavano “Politica discarica”. Scrive il giudice: “Benché la definizione della politica come “pattumiera” e quindi del politico come parte di questa pattumiera non sia particolarmente elegante, è pur vero che l’articolo dedicato al Galati è solo uno di una serie di una serie di articoli dedicati a vari personaggi politici calabresi appartenenti sia all’uno che all’altro schieramento politico. Contrariamente a quanto ritenuto dal reclamante, l’espressione non pare funzionale ad orientare il lettore e a condizionarlo negativamente con riferimento alla figura specifica del Galati, ma piuttosto a dare un giudizio negativo dell’intera classe politica calabrese” Dicevamo dell’ordinanza del GIP. Il GIP scrive, e questa è la parte più grave e inquietante di quello che mi sta capitando e che voglio condividere con voi, che “il sequestro” – dell’intero sito internet, non dell’articolo incriminato in attesa del giudizio – va mantenuto per evitare la pubblicazione e la divulgazione sempre attraverso lo stesso sito di altri articoli di eguale tenore”. Non si tratta di una questione semantica, ma il giudice parla di “eguale tenore” non di “eguale contenuto”. Il pericolo non è che io possa scrivere ancora del Galati, ma che io possa continuare a scrivere articoli piuttosto critici dell’operato dei politici calabresi. Questa è la cosa particolarmente grave, perché viene adottata una misura cautelare per impedire la commissione di reati d’opinione. Alla fine della vicenda che vi ho raccontato vedo in un provvedimento di sequestro di un blog adottato con queste motivazioni, che sembrano quasi voler significare “ti dobbiamo tagliare la lingua perché sei un chiacchierone”, mi sento un po’ abbandonato dal sindacato dei giornalisti della Calabria e dall’Ordine dei Giornalisti della Calabria, il cui presidente nel corso della campagna elettorale era impegnato a seguire le convention del Popolo delle Libertà e quindi non poteva probabilmente curarsi di queste vicende, di un giornalista di 23 anni che perde tempo a scrivere congetture sul proprio blog. Il sindacato dei giornalisti, tempo fa, mi diceva che è probabile che l’Ordine decida di avviare una procedura disciplinare nei miei confronti perché in qualità di organizer del MeetUp di Reggio Calabria avrei promosso il referendum per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti. Alle mie perplessità mi veniva detto che io non mi ero limitato a firmare ma ero addirittura sceso in prima linea, anche divulgando dei comunicati stampa, in cui esprimevo le mie opinioni sull’Ordine dei Giornalisti. Sono imbavagliato e a parte il giornale per il quale lavoro, strill.it, ed altri siti internet non se n’è curato nessuno. Un giornalista amico mi ha detto “caro Antonino voglio esprimerti la mia solidarietà anche se non posso scriverlo sul mio giornale” e io ho dovuto rispondergli che sono io che esprimo a lui la mia solidarietà perché non possa scriverlo sul giornale per il quale lavora. Io ancora continuo a non capire a cosa serve avere una tessera di iscrizione all’Ordine dei Giornalisti quando poi non vieni tutelato e non c’ è nessuno che dica una parola, un “bah”, un “però”, un “caspita addirittura!” oppure che dica hanno fatto bene perché te lo meritavi ed è giusto così. Non capisco perché per un articolo debba essere chiuso l’intero blog. Non capisco perché bisogna assecondare le richieste dell’avvocato di un politico e spero vivamente che non si sia trattato di pressioni che abbiano subito in questa fase i magistrati, i GIP piuttosto che il PM, ma che si sia trattato di un errore commesso in buona fede per semplice ignoranza del mezzo e dello strumento informatico". Antonino Monteleone

martedì 10 giugno 2008

Prove tecniche di fascismo

(da un intervento di Marco Travaglio)
"Buongiorno a tutti.
Allora, sia nel blog di Beppe un certo Daniele mi chiede della legge sulle intercettazioni che è stata annunciata da Berlusconi al convegno dei giovani industriali a Santa Margherita Ligure – mi chiede e mi domanda se potrebbe essere incostituzionale o oggetto di un pronunciamento della Corte di Giustizia Europea – sia sul mio blog, voglioscendere.it, Cle e Carla C. mi chiedono anch’esse di parlare di questa legge. E allora parliamone perché è il tema del giorno e credo che rimarrà il tema della settimana e forse del mese. Siamo alla prima legge vergogna che riguarda i processi di Berlusconi e che ha qualche speranza di passare, dopo quella per ora tramontata sul patteggiamento allargato che avrebbe spostato in là i processi al Cavaliere. Intanto vediamo quello che vuole fare Berlusconi, secondo quanto lui ha annunciato di voler fare. Lui ha detto: “divieto assoluto di intercettazioni, salvo per i reati di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta, di criminalità organizzata e di terrorismo”. Per chi le fa, cioè per i giudici che le dispongono al di fuori di questi reati – ammesso che ce ne siano ancora, ovviamente – e per gli agenti che poi le realizzano assieme ai gestori telefonici che prestano il loro supporto: cinque anni di galera. Questa la pena massima prevista. Per i giornalisti che le pubblicano, cinque anni di galera anche a loro. Si corona così il sogno del Cavaliere di arrestare tutti coloro che lo dovrebbero controllare e che lo controllano ancora, cioè magistrati e giornalisti. Invece di arrestare le persone che vengono intercettate e hanno commesso dei reati, si decide di arrestare coloro che le hanno scoperte e coloro che lo hanno fatto sapere. Che già non è male, devo dire. In più prevede, dice lui, “una forte penalizzazione economica per gli editori che pubblicano questi articoli contenenti intercettazioni”. Quindi, in teoria, dovrebbe essere condannata anche la sua famiglia, visto che i suoi giornali hanno abbondantemente pubblicato intercettazioni - sempre quelle degli altri di solito, mai le sue. L’annuncio era già scritto nel programma della Casa delle Libertà, era già stato detto in campagna elettorale. Il problema è che Berlusconi ha questa grande fortuna: viene sempre sottovalutato. Si dice: “sì, lui dice così. Poi in realtà non è vero…”. No, in realtà è vero. E infatti, ciò che sembrava impossibile, il divieto di intercettazioni per tutti i reati che non siano di mafia e terrorismo – stando a quello che lui dice, sempre che non sia stato frainteso o non parlasse a titolo personale – sarà oggetto della prossima legge in materia di giustizia. E così sono serviti tutti quegli allocchi, magistrati, associazione magistrati, partito democratico, che pensavano di poter dialogare con un soggetto del genere. Per fortuna che a mettersi di traverso contro il dialogo è sempre Berlusconi poi, alla fine. È interessante il fatto che lui annunci tutto questo proprio mentre a Napoli e dintorni lui va predicando che con lui ritorna lo Stato, arriva il pugno di ferro, arriva la tolleranza zero, arriva la certezza della pena. Arriva il castigamatti, insomma, e bisogna rigare diritto. E annuncia una legge che va esattamente in controtendenza. Non è una legge “ad personam”, nel senso che non serve solo a lui. È una legge “ad personas” nel senso che serve a tutta la classe dirigente. È un altro cunicolo enorme scavato sotto le carceri e sotto i tribunali per farci passare naturalmente le solite pantegane grandi così, ma da quello stesso cunicolo passeranno anche topolini medi e piccoli, che sono poi quelli che vanno ad accrescere l’emergenza sicurezza, la percezione di insicurezza. Ragion per cui poi bisogna ritornare indietro e fare altri pacchetti sicurezza. È un continuo. È il pendolo che una settimana dopo le norme per la sicurezza, torna indietro e si mette a salvare i colletti bianchi, ma anche, come vedremo fra un attimo, le principali categorie criminali che rendono rinomato nel mondo il nostro Paese. Facciamo degli esempi. Per l’omicidio, ad esempio, non è più possibile intercettare, se ha un senso quello che ha detto Berlusconi. Perché l’omicidio non è né mafia, né ‘ndrangheta, né camorra, o meglio, ci sono anche omicidi che non fanno parte di quelle organizzazioni. Per l’omicidio semplice - cioè io ammazzo un tizio non essendo un camorrista, un mafioso, un ‘ndranghetista e nemmeno un terrorista – non mi possono intercettare. Di solito, per scoprire chi è stato ad uccidere una persona si mettono sotto intercettazione tutti quelli che fanno parte della sua cerchia: parenti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro per cercare qualche attinenza tra la morte di quella persona e le conoscenze che ha. Non si potrà più fare. Quindi, molti più omicidi impuniti. Okay?Rapine in banca. Mettiamo che per fortuna una telecamera abbia ripreso di sguincio uno dei rapinatori e che gli inquirenti illuminando bene le immagini riescano a intuire chi potrebbe essere fra le loro vecchie conoscenze, spulciando tra le foto segnaletiche. Bene, per trovare la prova che è veramente lui gli mettono il telefono sotto controllo, vedono se parla di bottino. Se ne parla con altri complici, arrestano anche i complici e si riesce a sgominare la banda. Non si potrà più fare. La rapina, se non è fatta da mafiosi, camorristi o terroristi, sarà impossibile, o quasi, da punire...
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venerdì 6 giugno 2008

PALAGIANELLO - “Visti da vicino”, gli arresti di Palagianello.


Nel piccolo paese abbarbicato alle pendici dell’imponete murgia mottolese, con le case-grotte nella spalla della gravina, disabitate, ma ancora agibili perchè lasciate da poco, gli 11 arresti di lunedì notte hanno lasciato il segno dello sbigottimento e di una collettiva costernazione.
Giovani in movimento”, un’associazione culturale autonoma dai partiti ma collocata nella Sinistra, ha chiesto al “Corriere” un incontro-dibattito per analizzare l’accaduto, le sue cause, le sue prospettive. Appuntamento nella sede della Sinistra Democratica, ospiti di Paolo Rubino: 23 giovani, fra i quali nove ragazze e una ragazza di seconda giovinezza. Si comincia con il racconto della nottata. Alcuni di noi, dicono a più voci i “Giovani in movimento”, i nottambuli, abbiamo assistito al salire nelle case dei carabinieri. Molti avevamo il sospetto che qualcosa stesse per succedere, nei giorni scorsi in paese erano state notate facce nuove. Il mattino dopo il paese era sotto choc, abbiamo cercato nei giornali che cosa fosse successo, e forse anche il perché.
Quanto a noi, movimento culturale e politico, abbiamo cambiato il nostro calendario: per il 20 avevamo in programma una manifestazione contro il precariato, ora il nostro problema è recuperare questi nostri coetanei. Le cause?
Comincia Vito: ne eravamo fuori, ora siamo dentro. Nelle città che avevano tutto, la droga è arrivata prima, noi che non avevamo niente l’abbiamo avuta dopo. Dunque la droga non è una necessità, ma un andar controcorrente. I nostri esempi di vita sono i “dritti” che fanno carriera e i “fessi” che sono quelli che lavorano e conducono un vita regolare. Fra gli arrestati conosco chi aveva cambiato strada, che è stato arrestato per fatti commessi molto tempo prima. Ai giovani bisogna dare luoghi dove poter manifestare la loro personalità, impegni sociali, la differenziata, l’ambiente, la musica, la politica...
Gregorio: Ciò che succede è un fatto in piccolo della globalizzazione. Gli arresti sono uno scandalo che può essere benefico, sono effetto di scarsa attenzione, nessuno tira il freno nella libertà dei ragazzi, perfino dei ragazzini di 12 o 13 anni. Ne conosco alcuni che ogni giorno prendono il treno e vanno a Taranto a comprarsi le canne...
Orlando: fra i ragazzi la droga è una cosa normale. A scuola non più temi, dibattiti, c’è lassismo anche fra i professori...
Nunzio: lo spinello è un dato di fatto acquisito. A 12 anni si fuma la cana come noi a 12 anni giocavamo con le palline, il giorno più atteso della settimana è il sabato, perché la paghetta sarà spesa in canne, invece che in caramelle o cioccolata. Fra i giovani lo spinello è consuetudine, chi non si omologa “sta sotto”, è depresso, o viene considerato tale. Come ieri si sentiva grande chi fumava la sigaretta, oggi si sente grande che si fa lo spinello...
Flavio: oggi ci si vergogna di non fumare. Non si può passare dalla repressione alla legalizzazione,
occorrono certezze dalle istituzioni. Al momento non vedo soluzioni...
Antonello: Per fermare il fenomeno occorre informazione, chi sa bene a che cosa va incontro quando comincia a drogarsi ci penserà due volte...
Gregorio: ecco perché questi arresti possono essere utili: le nostre parole non avrebbero avuto alcun effetto...
Francesco: invece con questi arresti non si è calmato nessuno, chi andava a rifornirsi continua ad andare, come se non fosse successo nulla. Questi ragazzi se li chiamiamo a giocare a calcetto non vengono, e nemmeno se li chiamiamo per andare a sfottere le ragazze. Hanno stimoli solo
per la canna. Quanto all’educazione, se la madre va in discoteca, ìdove si vuole che vada la figlia? Ci sono luoghi in cui si fuma, noti a tutti, di consumo e spaccio. Ho chiesto ad alcuni: perché lo fai? Ho problemi. Quali? Case, debiti. Problemi comuni a tutti...
Paolo (Rubino): Attenti, non mettiamo sul banco degli imputati le nuove generazioni, non trasformiamoci in censori. Domandiamoci: le agenzie educative, politica, famiglia scuola, lavoro, hanno fatto il loro dovere nelle prevenzione e nella cura? Ieri in politica ognuno aveva il suo mondo, uno scopo. Poi lo scontro ideologico è degenerato in lotta per il potere i giovani scoprono di non avere più un futuro. In famiglia prevale la figura del papà amico. Si è passati
dall’autoritarismo all’amicizia: un’uscita dalle responsabilità, dalle regole discusse e condivise
si è passati al libertinaggio. I ragazzi bulli e vandali: ricordo che quando videro un vecchio, come Vincenzo Fatiguso rimettere a posto il parco con le sue mani e gratuitamente, anch’essi amarono
e rispettarono il parco. Ciò che è importante per il grande lo è anche per il piccolo.
Il Bene pubblico se svalutato sarà soggetto a vandalismi; la cosa nostra attira la distruzione, la cosa di tutti il rispetto. C’è un malessere dell’anima, è la prima volta che i figli stanno peggio dei genitori. E c’è chi ha interesse in ciò. La comunità si è rotta, distrutta dall’ideologia dell’individualismo. Siamo al si salvi chi può, quindi a spese dell’altro, dalla solidarietà siamo
passati all’egoismo, dire: il mondo sono io. Ai giovani è stato rubato il futuro, e dove non c’è futuro c’è spazio per la droga. Che fare? Capire perché abbiamo rubato il futuro ai nostri giovani, restiturglielo e farglielo ricostruire, responsabilizzarli, chiamarli al loro dovere, ma dopo che ciascuno, dall’alto in giù, avrà mostrato di adempiere al proprio. Questi ragazzi son nostri figli, sono vittime e dobbiamo impedire che diventino carnefici, ecco perché questi arresti lasciano
l’amaro in bocca: incarcerandoli si manda all’università del crimine chi prima era alle elementari, rimettendoli dopo pochi giorni in libertà fa poi invocare la tolleranza zero, e lascia un’inquietudine: si arrestano i pesci piccoli, ma si lascia fuori la cupola, il capo branco dov’è? E quali sono le fonti di approvvigionamento? Il Consiglio comunale deve discutere e concludere sul che cosa fare per contrastare questo fenomeno.
Orlando: I giovani non sappiamo più dove andare. Nei partiti o si gioca a birra, o si parla di spartizione del potere, o sono chiusi.
Vito: dobbiamo organizzare una pubblica assemblea con tutti i politici del territorio e della Regione per una presa di coscienza, dobbiamo lottare in prima persona sui problemi della nostra comunità. Invece di punire bisogna educare con impegni nel servizio civile...
Francesca: Siamo dinanzi ad una questione delicate, complessa e triste. Questi ragazzi sono tutti nostri amici. Non parlarne è peggio. Con gli arresti che cosa è successo nei loro animi? Come ne escono? Il loro è un problema di solitudine e noia. C’è indifferenza e vergogna verso il problema: che cosa ha fatto la politica? E la Chiesa? E La famiglia? Chi ha guardato dentro ai giovani? Chi ha rafforzato le loro difese immunitarie? Se si fa sentire il giovane un numero, il giovane si sente umiliato. Bisogna aggregarli, farli innamorare della vita, farli sentire persona. E bisogna riprendere la discussione sulla legalizzazione delle droghe leggere, per eviatre i delinquenti e per evitare il tabù.
Vito: La droga ormai fa parte della vita perché non si è più in grado di conquistare ciò che si vuole, perché non abbiamo esempi. Non abbiamo visto un politico vicino a chi ha questi problemi...
Il parlare si va sfibrando, è difficile tenere insieme rabbia, severità, amarezza. I ragazzi cercavano una risposta a una domanda inespressa, forse perché inesprimibile: perché una piccola comunità sta naufragando nell’indifferenza?
Forse la risposta, ma inesauribile, sta in un’altra domandadenuncia: dove volete che vada la figlia, se la madre va in discoteca?
(Michele Cristella - Corriere del giorno 06/06/2008)

INCENERITORE MASSAFRA,L'UNIONE EUROPEA CHIEDE I DANNI

L'inceneritore di Massafra, entrato in attività nel 2004, continua a procurare guai alla Regione Puglia, che dopo essere stata condannata dalla corte europea di giustizia nel 2006, adesso rischia di dover pagare una multa salatissima all'unione europea che su quell' impianto ha aperto una proceduta di infrazione. L'Europa contesta alla regione di aver autorizzato l'impianto, del gruppo Marcegaglia, senza aver prima verificato l'impatto ambientale. La Regione Puglia sostiene di essere in regola, ma non mancheranno di aprirsi le inevitabili polemiche. Il termovalorizzatore di Massafra e' l'unico in funzione nella regione, ma va a metà regime anche se produce circa 75 milioni di kilowatt di energia all'anno, che viene venduta all'Enel. Nell'impianto lavorano mediamente 100 persone, ed altrettanti sono impegnati nelle aziende dell'indotto. Tutto finirà bene, assicura l'assessore regionale all'ambiente Losappio, ma i dubbi e le perplessità restano.
(Telenorba - 06/06/2008)

mercoledì 4 giugno 2008

Tieni a mente Tian An Men

“Sono il vento, sono libero come il vento”. - Litfiba

"Abbasso la rivoluzione, viva la democrazia, viva la Cina".
Erano le voci potenti e quasi festanti degli studenti cinesi ad urlare al cielo di Pechino la voglia di libertà e l’auspicio del riconoscimento legittimo di diritti di base come quello di poter parlare.
Le bandiere rosse sventolavano di fianco alle tende in piazza Tian An Men, non solo a simbolo di nazionalità ed appartenenza, ma anche a secolare vessillo di buona speranza. Quelle bandiere rosse scivolavano nei tenui soffi di vento fin dalla fine di aprile del 1989; poi per tutto maggio; dopo ventun’anni dal '68 un nuovo maggio; le stesse ragioni, la stessa rabbia, le stesse convinzioni. A Tian An Men, centro del mondo, si costituì una nuova statua della libertà, chiamata Dea della democrazia. Proprio così; una statua della libertà in Cina; le mani sapienti degli studenti stanchi ed euforici l’avevano innalzata per dare un corpo alle loro parole: "Abbasso la rivoluzione, viva la democrazia, viva la Cina". Intanto nelle stanze segrete della Repubblica Popolare si doveva prendere una decisione: “gli studenti non stanno facendo niente di male a parte infangare il nostro operato accusando i nostri funzionari di corruzione e noi stessi di essere ottusi davanti al progresso democratico; però cantano e urlano soltanto; non usano altri mezzi”. Allora che fare? Come reagire? E mentre gli studenti, appoggiati pure dagli operai, continuavano a dare una forma più pacifica possibile al loro dissentire, il 20 maggio, entrava in vigore la pena capitale. Forse ai vertici della Repubblica Popolare finalmente si era presa la decisione; forse si doveva regolarizzare e legalizzare la repressione che, dopo pochi giorni, si sarebbe presa con convinzione la sua bella pagina di storia. Eppure nel frattempo, in Polonia, Cecoslovacchia e Bulgaria i regimi comunisti stavano barcollando, e di lì a poco più di cinque mesi sarebbe crollato un muro. In Cina invece democrazia era solo una parola con un certo carico di rischio e il mezzo per ristabilire le cose era tutt’altro. Ordine e disciplina…ordine e disciplina!

E nella notte tra il 3 e il 4 giugno (le 0.30 a Pechino, le 17.30 a Roma) i carri armati cinesi spararono sulla folla. Decine di migliaia di morti. Decine di migliaia di voci messe per sempre a tacere. Ancora oggi però le stime dei morti variano. Il governo cinese parlò inizialmente di 200 civili e 100 soldati morti, la CIA stimò invece 400-800 vittime, la Croce Rossa riferì 2600 morti e 30.000 ferit, le stime più alte parlarono di 7.000-12.000 morti. Organizzazioni non governative come Amnesty International hanno denunciato che, ai morti per l'intervento, vanno aggiunti i giustiziati per "ribellione", "incendio di veicoli militari", ferimento o uccisione di soldati e reati simili. Amnesty International ha stimato che il loro numero è superiore a 400.

E quei gesti simbolici di quei gironi? Che fine aveva fatto quella statua della libertà? E il ragazzo dei carri armati? Quel rivoltoso sconosciuto dov'era finito? Un fotografo americano che alloggiava in un albergo che dava sulla piazza si era anche lamentato di quel ragazzino con in mano le buste della spesa che si era messo davanti ai carri armati e gli stava rovinando l’inquadratura. Poi, quell’immagine sarebbe diventata l’ultimo baluardo della rivolta e il simbolo stesso dell’incapacità di un regime di far fronte alla non violenza di un popolo.
Inoltre numerosi artisti italiani e stranieri, con le loro canzoni, si sono ispirati ai fatti di quel 4 giugno, tra cui i Nomadi con la canzone "Uno come noi", i Pooh, Claudio Baglioni, i Litfiba con "Il vento", i CCCP e la loro "Tian an men", band heavy-metal come Slayer e Sepultura e gli armeni, da sempre impegnati nella vita politica, System of a Down con "Hypnotize".
E anche noi, nel nostro piccolo in questo post, vogliamo ricordare questa giornata, vogliamo tenere a mente piazza Tien An Men e i suoi massacri, quelle voci che suggerivano libertà, il coraggio di quel piccolo grande uomo fermo lì davanti alla fila di carri armati che oggi, forse, è nel vento a riprendersi l’immensità di quella piazza, a richiamare attorno a sé la libertà che qualcuno gli aveva tolto!!! Vogliamo ricordarlo così!!!